Una giornata a Venasca – Viola e Gianni

“OSI Day” – Un giorno a Venasca

21 aprile 2018

 

Un posto bello, un’atmosfera accogliente e densa di cultura. Un gruppo di persone curiose e desiderose di mettersi in gioco: questo ci ha accolto quando siamo arrivati. Sembrava di essere in un albergo 5 stelle: appena scesi dalla macchina tutti i nostri strumenti sono stati portati nell’aula con ordine e velocità.

Abbiamo solo dovuto salire le scale e poi sistemare il setting…

 

 

…Tutti in cerchio e, dopo una piccola introduzione di Marco… “Su le dita” è stato l’invito, ovviamente senza proferir parola e in circa 3 minuti di “silenzio suonato” si crea quella atmosfera importante di ascolto e attenzione reciproca fra chi prova a guidare la barca e chi invece è salito per un breve viaggio con la piena fiducia, non sapendo esattamente dove si andrà e attraverso quali strade.

 

“Guarda che bello!” dice la canzone con cui ci presentiamo tutti. Ognuno con il suo nome chiamato da tutti gli altri. “Guarda che bello ci piace stare insieme!” e così parte l’avventura di quel pomeriggio di formazione.

 

E finalmente arriva il “C’era una volta…” che aiuta tutti: sia chi racconta, a sentire gli sguardi attenti e curiosi, illuminati dalla voglia di sapere, sia chi aspetta, con gli occhi da bambino, di conoscere la storia e sapere quanto si potrà giocare a fare i bambini per qualche ora, una libertà che non capita spesso. Ed ecco che nella prima fase parliamo proprio di uno dei fondamenti della metodologia Orff: saper Giocare con loro, sapersi emozionare per emozionare. E con la storia dei 4 animali che si trovano a dover scappare da una fattoria per il lavoro eccessivo e lo sfruttamento da parte del contadino passiamo da un “suoniamoci su” ad una coreografia con i foulard, per chiudere il primo capitolo con una danza basata su pattern vocali. Un altro punto fondamentale della metodologia applicata alla scuola dell’infanzia è la presenza del “Quotidiano” nei giochi musicali: cuciniamo insieme un minestrone musicale e poi andiamo in pausa per goderci ciò che abbiamo appena preparato.

 

 

Quindici minuti per chiacchierare, conoscere, confrontarsi e per noi anche un respiro per guardarci e capire che la direzione sembra essere quella giusta, che il gruppo ci sta seguendo e che ci stiamo divertendo un po’ tutti (un altro fondamento importante della pedagogia orffiana).

E poi sulla voce di Viola parte un brano lieve e soave “Goccia a goccia arriva piano una pioggia da lontano” che con delicatezza attende tutti e li guida verso la seconda parte della formazione, diventando poi una performance vocale e di Body Percussion a più voci.

Nella seconda parte del pomeriggio una seconda esperienza legata al quotidiano: un contadino scopre che i semi appena piantati vengono rubati da degli uccellini durante la notte è l’occasione perfetta per trasformare una storia divertente in un “suoniamoci su”, questa volta legato ad una danza a gruppi alterni.

 

È il momento di tornare agli amici animali che si imbattono in una porta magica: devono imparare una nuova lingua che permetterà loro di accedere ad un nuovo mondo con fattorie bellissime in cui lavorare bene con contadini gentili e premurosi. A ritmo di una filastrocca, parte un vero e proprio processo che chiude un po’ il viaggio fatto finora: dalla voce alla danza, dalla danza alle percussioni, dalle percussioni alla performance orchestrata: danza, voci, tubi sonori, piastre sonore e percussioni insieme.

 

 

Non restava che raccogliere la bella energia e amplificarla in una condivisione soffice e delicata con la voce sul canto “Shalom”, la chitarra che accompagnava e una danza cullante sotto il paracadute. Era ormai giunto il momento di salutarsi con il CIAO BLUES, con Body Percussion e risposta all’unisono in posa statuaria…

 

Alle 18,30 la barca è rientrata al porto. Dopo aver fatto esperienze musicali, ma soprattutto esperienze e racconti di cosa si intende per Orff-Shulwerk, di quanto è bello avere le porte aperte di una scuola materna in quell’età in cui tutto è gioco, e tutto è giocato sul serio, senza vie di fuga. Quando si gioca a 3, 4 o 5 anni, si gioca molto seriamente, nel bene e nel male. Ed è una grande responsabilità guidare dei piccoli musicisti nel loro percorso per due motivi: perché tutto ciò che il docente proporrà con convinzione lo impareranno perché si fidano di lui ciecamente, e perché si ha la possibilità di mostrare loro e far vivere che un adulto può essere un amico con cui giocare lealmente e imparare tante cose, che sa ascoltare la tua espressione, sa aspettarti quando hai bisogno di andare più piano, sa valorizzarti quando hai bisogno di essere elevato per brillare finalmente di una tua luce.

 

 

Scesi dalla barca si torna a casa. Pieni degli applausi e dei ringraziamenti, le strette di mano e la sensazione di aver fatto bene. E, poi, non meno importante, un grazie a tutti i partecipanti per la fiducia e la bella energia che ci è stata restituita, in un bello scambio formativo reciproco.

 

Gianni e Viola

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